Museo di Storia Naturale di Venezia

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Elenco specie

Halyomorpha halys

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Halyomorpha halys  (Stål, 1855) (Insecta, Heteroptera, Pentatomidae)

 

Halyomorpha halys, conosciuta come cimice asiatica, appartiene alla famiglia dei Pentatomidae ed è originariamente diffusa in Cina, Corea, Giappone e Taiwan.

Diffusione nel mondo. Negli ultimi decenni questa specie si è insediata al di fuori del suo areale originario, colonizzando l’America Settentrionale e vari stati Europei a seguito di introduzioni involontarie; l’espansione e la naturalizzazione della specie su nuovi territori sono tutt’ora in atto. H. halys è facilmente soggetta al trasporto passivo ed è stata occasionalmente intercettata nel mondo sia in epoche precedenti a quella del suo effettivo insediamento (ad esempio in Canada nei primi anni, nel 1993), sia in aree dove non risulta ancora insediata, come Australia e Nuova Zelanda.

In Europa la prima segnalazione risale al 2007, presso Zurigo, ma è stato successivamente verificato che la specie era già stata fotografata nella stessa area nel 2004, senza però essere riconosciuta.  Anche in Nord America la specie venne identificata solo nel 2003, diversi anni dopo il suo arrivo in quell’area, documentato almeno dal 1996.

Riconoscimento. Nonostante la provenienza esotica, infatti, H. halys è una specie poco appariscente e di aspetto non caratteristico, confondibile con specie native delle nuove aree di insediamento. In Italia e in Europa, in particolare, è molto simile all’ampiamente diffusa Rhaphigaster nebulosa. I caratteri diagnostici che più facilmente permettono di distinguere le due specie sono la presenza di una lunga spina ventrale in Rhaphigaster (assente in Halyomorpha) e, nei giovani, la presenza di dentelli sul margine del torace di Halyomorpha (assenti in Rhaphigaster).

In Italia. La prima documentazione della specie in Italia è avvenuta nel Modenese, nel settembre 2012, quando venne casualmente riscontrata in una raccolta di insetti studentesca. Negli anni successivi la specie si è ampiamente diffusa in Pianura Padana, interessando tutte le regioni del nord (apparentemente ad eccezione della Valle d’Aosta) e dando talvolta origine a massicce pullulazioni.

Biologia. Halyomorpha, come la maggior parte dei Pentatomidi, è fitofaga e si nutre pungendo vegetali e succhiandone i fluii contenuti. È una specie molto polifaga: ad oggi, nel mondo, sono state documentate oltre 300 specie di piante ospiti. Tuttavia è stato verificato che non tutte le piante sono ugualmente appetibili o nutrienti, e che il suo corretto sviluppo richiede in genere l’alimentazione a carico di piante di diverse specie, fatto che comporta conseguenze deleterie per le attività di controllo e contenimento. Fanno eccezione alcune specie, fra cui l’ailanto, su cui la cimice risulta in grado di completare tutto il ciclo di sviluppo.

È una specie molto prolifica: ciascuna femmina può produrre da circa 100 a circa 500 uova, mediamente 240, deposte a gruppi di circa 30. Gli adulti si attivano a primavera e, in Italia, producono due generazioni (forse anche tre), con tempi di sviluppo intorno ai 40-50 giorni. H. halys passa l’inverno allo stadio adulto, in fase non riproduttiva. A latitudini simili alle nostre (Giappone) è stato osservato che la degenerazione degli ovari e quindi l’interruzione dell’attività riproduttiva comincia già a partire da agosto: gli adulti prodotti dall’ultima generazione estiva sono dunque molto longevi. Con l’approssimarsi della stagione fredda essi si radunano presso luoghi protetti in cui passeranno l’inverno in fase di quiescenza; si tratta di una specie ben tollerante al freddo, in grado di resistere a temperature ben al di sotto dei dieci gradi sotto zero. In natura lo svernamento avviene principalmente in ripari offerti da cavità di alberi e cortecce sollevate, in ambienti antropizzati sono fortemente interessati gli edifici, come del resto accade per la comune cimice verde (Nezara viridula).

Tutti gli stadi di sviluppo, ad eccezione del primo, sono molto mobili e gli adulti, unico stadio alato, sono buoni volatori: è stato verificato sperimentalmente che mediamente sono in grado di coprire circa 2 Km in 24 ore.

La specie è sensibile alla comunicazione chimica: sia durante la fase dello sviluppo che al momento di raggiungere i siti di svernamento gli individui si concentrano servendosi di uno specifico un feromone di aggregazione, responsabile dei densi assembramenti facilmente osservati nelle aree di presenza più massiccia. Inoltre, H. halys riesce a intercettare e a utilizzare a proprio favore anche la comunicazione chimica emessa anche da altre specie di cimici, probabilmente servendosene per individuare diverse fonti alimentari.

Parassiti e predatori. Nelle nuove aree di invasione non mancano i predatori generalisti in grado di nutrirsi della cimice a tutti gli stadi di sviluppo: fra di essi rientrano, a titolo di esempio, ragni, coccinelle, crisope, ortotteri, vespe, mantidi, altre specie di cimici. Si tratta di animali che riescono a superare la protezione chimica di cui godono giovani e adulti, o quella fisica di cui godono le uova (protette da un guscio particolarmente robusto).

Evidentemente, manca invece la presenza dei predatori più specializzati, costituiti dai parassitoidi. Rappresentati per la maggior parte da specie di mosche e di vespe, si tratta di organismi che si sviluppano a spese individuo colpito fino a portarlo a morte. Questo tipo di predatori spesso ha una incidenza elevatissima sull’andamento demografico delle specie colpite, ma è in grado di utilizzarne solo un piccolo numero.

Negli Stati Uniti è stato verificato che alcune specie di micro-vespe locali che parassitano uova di cimice attaccano anche quelle di Halyomorpha. L’attacco però non del tutto efficace: pur portando a morte l’ospite il parassitoide riesce a completare il proprio sviluppo solo raramente, mancando così di provocare l’aumento del parassita a scapito della specie colpita.

In Italia è presente almeno una specie di mosca (Trichopoda pennipes, anch’essa esotica, ma proveniente dal Sudamerica) in grado di attaccare Halyomorpha. Anche in questo caso, osservazioni sperimentali condotte negli Stati Uniti suggeriscono che il parassita non sia in grado di svilupparsi efficacemente. In generale, si hanno poche informazioni sul rapporto fra Halyomorpha e i parassitoidi locali. L’ipotesi che vi siano parassitoidi autoctoni in grado di compiere il “passaggio di ospite”, e acquisire la capacità di riprodursi con successo a spese di Halyomorpha è comunque plausibile.

Danni e disagi. H. halys si nutre preferenzialmente su frutti e semi ed è nota come specie dannosa all’agricoltura anche nei paesi di origine, dove produce occasionali pullulazioni con pesanti conseguenze sulle produzioni ortofrutticole.

Le piante di interesse economico attaccate sono numerose sia fra quelle da frutto (mele, pere, pesche, ecc.), sia fra gli ortaggi (melanzana, pomodoro, cetriolo, legumi). I danni sono dovute all’attività alimentare della cimice, le cui punture provocano deformità e necrosi delle parti colpite, talvolta con segni esternamente modesti ma con danni assai estesi internamente.

Le infestazioni interessano maggiormente attività agricole confinanti con ambienti urbani o alberati (siti di rifugio per gli adulti), e la presenza della specie si concentra sul perimetro degli appezzamenti, diminuendo drasticamente dopo i primi 10-15 metri verso l’interno.

I livelli di danno sono molto variabili e in alcuni casi arrivano a interessare il 90% della produzione; negli Stati Uniti, nel solo 2010, il danno economico a carico della produzione di mele è stato stimato in 37 milioni di dollari.

Oltre ai gravi problemi che comporta per l’agricoltura, H. halys ha raggiunto una certa fama per i densi assembramenti di individui che durante il periodo autunnale si raccolgono su edifici, penetrando all’interno o raccogliendosi in fessure, intercapedini e altri luoghi riparati, in cerca di una sistemazione adatta in cui trascorrere il periodo freddo. Si tratta dello stesso comportamento manifestato dalla cimice verde (Nezara viridula), di cui condivide anche la capacità di emettere un odore fastidioso, comune del resto a molte altre specie di cimici. Come la cimice verde, al di là del fastidio, essa non comporta comunque alcun pericolo.

Controllo. A differenza di quanto si è potuto leggere sulla stampa, l’informazione che H. halys sopravviva ai trattamenti insetticidi è infondata. Numerosi studi sperimentali, condotti all’estero e in Italia, dimostrano come essa sia più o meno sensibile a numerosi principi attivi.

È vero invece che il controllo in ambiente risulti ancora problematico, per vari motivi. L’estrema mobilità della cimice, ad esempio, le permette di ricolonizzare rapidamente le aree già disinfestate, fenomeno che si verifica più facilmente se i trattamenti vengono eseguiti a piccola scala. Inoltre, essendo ancora poco nota la fenologia e la biologia dell’insetto nel nostro territorio non esistono protocolli di trattamento e contenimento efficacemente sperimentati. Questo si traduce facilmente in un utilizzo esagerato di insetticidi generici i quali, oltre ai rischi per la salute, colpiscono indiscriminatamente anche altre specie di invertebrati, comprese quelle che permettono di contenere le popolazioni di altre specie di insetti dannosi all’agricoltura, provocando il rischio di esplosioni demografiche di parassiti “secondari”

Al momento numerosi gruppi di ricerca stanno studiando, insieme alle strategie di lotta chimica, anche quelle di lotta biologica e di contenimento tramite trappole a feromoni e barriere meccaniche.

In ambiente domestico è consigliabile, piuttosto che il ripetuto utilizzo di insetticidi (i quali, a differenza della cimice, sono effettivamente dannosi per la salute), l’eliminazione manuale delle cimici. Ad esempio, può risultare efficace farle cadere in un contenitore con acqua saponata, dove, incapaci di uscire, muoiono per annegamento.

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Autore: Marco Uliana

Ultimo aggiornamento: 25 ottobre 2016

 

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