Museo di Storia Naturale di Venezia

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Elenco specie

Myocastor coypus

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Myocastor coypus (Molina, 1782) (Mammalia) 

La Nutria, commercialmente nota come “castorino”, è un grosso roditore originario del Sud America importato in Europa nel passato come specie d’allevamento per produrre pellicce.

Descrizione
Per le sue abitudini anfibie e la pelliccia bruna viene solitamente confusa con specie come il castoro e la lontra, che però sono ormai estinte nelle nostre lagune. Le sue grandi dimensioni la rendono inoltre ben riconoscibile da tutti gli altri mammiferi presenti in questi ambienti: è infatti lunga 40-60 cm e dotata di una lunga coda cilindrica (30-45 cm), per un peso di 10-15 kg.

Habitat
L’habitat ideale di questo mammifero è rappresentato da corsi d’acqua con corrente modesta, paludi, zone deltizie ed estuari della bassa pianura e della costa. La Nutria preferisce infatti le acque stagnanti dove si sviluppa una fitta vegetazione ripariale che le garantisce un’adeguata copertura e protezione. La presenza di coltivazioni agrarie (granoturco, barbabietole, riso e ortaggi) costituisce una condizione assai favorevole alla specie, in quanto soddisfa una parte delle sue esigenze alimentari.

Diffusione
La sua attuale diffusione è dovuta alla fuga o al rilascio deliberato dagli allevamenti. Grazie alle sue potenzialità riproduttive e alla capacità di adattamento si è naturalizzata in numerose zone umide dell’Italia. In Veneto è presente lungo fiumi, canali e corsi d’acqua minori, ma per il suo carattere estremamente confidente è giunta a colonizzare i canali interni di alcuni centri urbani come nella città di Padova. La presenza della Nutria nel Veneziano viene registrata a partire dagli anni ‘70 nella zona meridionale della provincia, per poi interessare l’area lagunare valliva dove sono stati segnalati i primi abbattimenti. Attualmente è da considerarsi comune, e talora abbondante, nelle aree del delta del Po e della laguna di Venezia.

Biologia, i danni
I problemi determinati dalla crescente presenza della specie, che può raggiungere localmente densità anche molto elevate, sono diversi. Le ampie gallerie scavate da questi animali lungo le rive creano non pochi problemi alla stabilità degli argini, soprattutto in occasione delle ondate di piena.
Inoltre la nutria può provocare danni economici rilevanti alle coltivazioni agrarie, quali barbabietola da zucchero, granoturco, colture orticole, ecc.
Si è anche ipotizzato che la specie possa rappresentare un rischio di natura igienico-sanitaria in quanto alcuni esemplari sono risultati positivi alla leptospirosi; tuttavia il suo ruolo epidemiologico quale diffusore dell’infezione risulta occasionale.
Va infine evidenziato il danno ecologico, quasi scontato nei casi di colonizzazione di un nuovo territorio da parte di specie esotiche. In aree assiduamente frequentate dalla Nutria si è appurata la rarefazione di alcuni elementi della vegetazione locale, particolarmente graditi come alimento dal roditore. In alcuni casi si è evidenziato un impatto negativo sulle popolazioni di alcuni uccelli, dovuto alla distruzione dei nidi, come nel caso delle colonie nidificanti di Mignattino piombato (Chlidonias hybridus) in Emilia Romagna.
Piani di contenimento vengono attualmente condotti da alcune amministrazioni provinciali; la complessità del reticolo idrografico costiero da un lato, la forte adattabilità e l’elevato tasso riproduttivo della specie dall’altro, rendono tuttavia difficilissima l’eradicazione di questo grosso roditore.

 

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