Museo di Storia Naturale di Venezia

Museo di Storia Naturale di Venezia

Elenco specie

Pesce volante

Per consultare tutte le schede di approfondimento in ordine alfabetico clicca qui.

 

Hirundichthys rondeletii (Valenciennes, 1847) (Vertebrata, Actinopteri, Exocoetidae)

Dalla fine di settembre di quest’anno abbiamo osservato la comparsa lungo le nostre coste, alle bocche di porto e poi all’interno della laguna, fino alle zone più interne, di una specie di pesci davvero inconsueta, i pesci volanti. La presenza di una specie così particolare non poteva passare inosservata, anche perché questa volta non si è trattato, come in passato di qualche raro esemplare, ma di banchi anche numerosi, osservati in aree molto diverse e distanti per diverse settimane. Purtroppo, a tutt’oggi, pur avendoli osservati in molti, nessun esemplare è stato catturato e portato al Museo, e la sua identificazione precisa può essere solo ipotizzata.

Il pesce volante Hirundichthys rondeletii (Valenciennes, 1847) è noto in Laguna di Venezia almeno dalla fine del  ‘700, descritto dal Chiereghin nella sua monumentale opera, corredata da un preciso disegno ad acquerello. L’Autore lo definisce presente nel Golfo di Venezia e capace di spingersi talvolta all’interno della Laguna, dove catturato molto raramente veniva venduto dai pescatori non tanto per la sua prelibatezza (lo stesso Chiereghin lo assaggia arrostito e lo paragona per il sapore allo sgombro) quanto come rarità per la sua bizzarra forma. Da quegli anni, sia pure sempre eccezionalmente, la specie viene riportata dal Trois (1875) da A. Ninni (1870), dal figlio E. Ninni (1912), dal Riedl (1963) e più recentemente da Boldrin e Rallo (1980). Si tratta sempre di rari esemplari, di norma in mare lungo le nostre coste o in prossimità delle bocche di porto, come nel caso dell’esemplare catturato nel 1980 all’interno del Porto canale del Lido e conservato nelle collezioni del Museo. Tutte le segnalazioni si riferiscono ai mesi caldi o all’inizio di autunno, in cui la temperatura dell’acqua raggiunge i valori massimi.

I pesci volanti annoverano infatti molte specie, tutte appartenenti alla famiglia Exocoetidae. La maggior parte sono tropicali e subtropicali, ed anche le specie presenti in Mediterraneo presentano affinità temperato-calde e spesso ampissima diffusione in aree subtropicali. Si tratta di specie provenienti dalle porzioni tropicali dell’Atlantico e penetrano in Mediterraneo rimanendo di norma nelle porzioni più meridionali ed occidentali del nostro Mare. Sono dei pesci apparentemente simili alle sardine, lunghi ca 25-30 cm, dai grandi occhi, ma dotati di una o due paia di sviluppatissime pinne simili ad ali, da cui il nome comune di pesci rondine o pesci volanti.

Dalle foto scattate  di cui una di seguito riportata, si notano molto bene oltre alle sviluppatissime pettorali, anche un secondo paio di pinne pari, quelle ventrali, anch’esse molto sviluppate, a guisa di secondo paio posteriore di “ali”. Con queste pinne, e con il peduncolo inferiore della pinna codale (coda eterocerca ipocerca) sono in grado di compiere veri balzi fuori dall’acqua, planando poi per distanze di diverse decine di metri, o mantenendosi sul pelo dell’acqua con il solo lobo inferiore della pinna codale in acqua, a guisa di motoscafo in planata veloce.

Pur essendo diverse le specie più o meno frequentemente osservate in Mediterraneo (almeno 5 o 6 e non è impossibile che ne penetrino occasionalmente altre presenti in Atlantico o nell’ Indopacifico tramite Suez) due generi solo presentano le pinne ventrali così lunghe come quelle visibile nella foto e corrispondenti al disegno del Chiereghin. Si tratta di Hirundichthys e di Cheilopogon. Pur non potendo sciogliere la riserva fino all’osservazione di un esemplare di questa ultima comparsa in Laguna, la specie rappresentata dal Chiereghin è tuttavia sicuramente Hirundichthys rondeletii (Valenciennes, 1847) dalla quasi identica lunghezza della pinna anale e quella dorsale. Dato che il Chiereghin disegnava i suoi esemplari rigorosamente dal vero (e freschi per riprodurne fedelmente i colori) con assoluta fedeltà non abbiamo dubbi nell’attribuzione specifica operata allora dall’Autore.

Gli esemplari osservati in questa occasione sembrano tuttavia presentare una banda bianca sulle pettorali, visibile dalle foto, che farebbe assomigliare a Cheilopogon exsiliens (Linnaeus, 1771), la cui distribuzione in Mediterraneo è poco conosciuta.

Non possiamo quindi che invitare chiunque catturasse uno di questi pesci a conservarlo in frigorifero e contattare il Museo di Storia naturale per poterlo analizzare direttamente ed inserirlo nelle collezioni scientifiche.

Con l’aumento di frequenza di grandi meduse una volta occasionali come Cotylorhiza tuberculata, la ricomparsa della Grande tartaruga liuto Dermochelys coriacea, osservazioni di balenottere e fino una Megattera, arrivando alla presunta Foca Monaca, monitorare le dinamiche di specie rare, soprattutto di affinità calda come questa o il pesce balestra può essere molto utile per capire sia i cambiamenti in atto su scala di bacino, Mediterraneo ed Adriatico in primis, ma anche capire in quale direzione stia andando, ecologicamente, la nostra laguna.

Per consultare tutte le schede di approfondimento in ordine alfabetico clicca qui.