Museo di Storia Naturale di Venezia

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Elenco specie

Ruditapes philippinarum

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Ruditapes philippinarum (Adams & Reeve, 1850) (Mollusca, Bivalvia, Veneridae)

Descrizione
Conchiglia larga e robusta con scultura evidente, formata da numerose strie radiali e concentriche che divengono nodulose nei punti di intersezione, più marcata nella parte posteriore. Colorazione molto variabile: fondo giallognolo o nocciola chiaro su cui compaiono maculazioni brune più o meno fuse a formare varie ornamentazioni o vere e proprie bande radiali. L’interno delle valve è spesso violaceo o bruniccio, a volte su tutta la superficie ma più spesso all’esterno della linea palleale. Dimensioni comprese tra 25 e 57 mm in lunghezza.
Rispetto all’autoctona Ruditapes decussatus la scultura è più marcata, ma le maggiori differenze si hanno a livello anatomico: i sifoni inalante ed esalante appaiono in buona parte fusi tra loro, mentre in R. decussatus sono disgiunti.

Provenienza e diffusione in Mediterraneo e Laguna di Venezia
Specie originaria del Mar del Giappone, con ampia distribuzione indopacifica. Il suo ingresso in Mediterraneo è avvenuto per immissione a scopo commerciale, dapprima nel 1980 lungo le coste della Francia. Successivamente, nel 1983, è iniziata l’introduzione in Laguna di Venezia (bacino di Chioggia) mediante liberazione di 200.000 giovani individui ottenuti da riproduzione controllata in un laboratorio inglese, seguita nel 1984 da una nuova semina di 500.000 individui di provenienza atlantica, nei bacini meridionale e centrale. Nel 1985 altre notevoli quantità di esemplari allo stato giovanile sono stati seminati, oltre che in Laguna, in altri biotopi lagunari nord-adriatici: Caleri, Scardovari ecc. (Cesari & Pellizzato, 1985). Dal 1986-87 la specie risulta acclimatata in tutta la laguna occupando ogni biotopo disponibile, soprattutto nella laguna media ed interna. Abbonda attualmente sia su fondali di pochi centimetri, sia nelle zone più profonde dei canali di navigazione (Mizzan, 1999).
Nell’agosto del 1987 sono stati rinvenuti numerosi esemplari viventi nel Ravennate (foce del torrente Bevano), segno dell’ulteriore diffusione spontanea della specie consentitale dalla rusticità e prolificità e dalle favorevoli condizioni ecologiche. Nei primi anni ’90 è stata segnalata in grande quantità anche nelle lagune e sul litorale di Ravenna e Forlì (Lazzari & Rinaldi, 1994).
Altre stazioni mediterranee: Golfo di Biserta (Tunisia); stagni di Olbia (Sardegna); Laguna di Orbetello (Toscana); laghi di Lesina e Varano e Golfo di Taranto (Puglia); Lazio; Campania; Sicilia.

Ecologia e comportamento
Specie di acque salmastre, predilige substrati sabbiosi o limoso-sabbiosi, generalmente compresi tra il livello medio di marea e pochi metri di profondità, in acque tranquille.
Organismo filtratore, si nutre prevalentemente di fitoplancton; per questo risulta avvantaggiato in situazioni di eutrofizzazione, raggiungendo spesso dimensioni ragguardevoli (fino a 65 mm nel Ravennate) e superando le dimensioni massime date per le zone di origine. Mostra una crescita più rapida del congenere autoctono e, almeno in base a dati sperimentali in allevamento, sembra tollerare meglio variazioni dei parametri fisici e chimici, come anche crisi anossiche ambientali, risultando quindi particolarmente competitivo nei confronti di specie native meno tolleranti.

Riproduzione
Fecondazione esterna. Raggiunge la maturità sessuale ad una taglia compresa tra i 15 e i 20 mm, all’età di un anno circa. Il periodo riproduttivo dura da maggio a ottobre con emissione dei gameti ad inizio e fine dell’estate. Segue un periodo di recupero preinvernale, in cui la vongola accumula riserve filtrando l’acqua ancora ricca di fitoplancton e materia organica disciolta. Il riposo dall’attività sessuale corrisponde alla fine dell’autunno e all’inizio dell’inverno, o in ogni caso a condizioni di acque fredde, povere in fitoplancton e con fotoperiodo in fase calante. Il miglior periodo per l’accrescimento corrisponde all’esplosione del fitoplancton (primavera e autunno), a temperature comprese tra i 10 e i 20°C.

Impatto
Diffusa anche in zone ad alto inquinamento urbano e industriale, questa specie pone grossi problemi di ordine sanitario ed ambientale. La grande produttività e l’elevato valore commerciale della specie inducono infatti uno sforzo di pesca elevatissimo negli ambienti colonizzati, con pesanti effetti ambientali. In Laguna di Venezia la pesca esercitata con potenti mezzi turbosoffianti (foto sotto al centro) e recentemente con rasche trainate da molte piccole imbarcazioni (foto sotto a destra) ha prodotto un elevato impatto sulle biocenosi bentoniche e sulla stessa composizione dei fondali alterandone la granulometria per rimozione delle frazioni più sottili. La foto aerea in basso a sinistra (fig. 5) mostra i solchi prodotti sul fondale dagli attrezzi utilizzati per la pesca di R. philippinarum.
Molte specie bentoniche e fossorie autoctone non mostrano la capacità di ripresa e ricolonizzazione propria di R. philippinarum, che spesso sembra superare indenne le capacità di resilienza del sistema colonizzato.

Bibliografia
CESARI P., PELLIZZATO M., 1985. Molluschi pervenuti in Laguna di Venezia per apporti volontari o casuali. Acclimazione di Saccostrea commercialis (Iredale & Roughley, 1933) e di Tapes philippinarun (Adams & Reeve, 1850). Boll. Malacologico, Milano, 21 (10-12): 237-274.
LAZZARI G., RINALDI E., 1994. Alcune considerazioni sulla presenza di specie extra mediterranee nelle lagune salmastre di Ravenna. Boll. Malacologico, 30 (5-9): 195-202.
MIZZAN L., 1999. Le specie alloctone del macrozoobenthos della Laguna di Venezia: il punto della situazione. Boll. Mus. civ. St. Nat. Venezia, 49 (1998): 145-177.

 

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