Museo di Storia Naturale di Venezia

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Elenco specie

Aedes albopictus

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Aedes albopictus (Skuse, 1897) (Insecta, Diptera, Culicidae)

Descrizione
Questa zanzara esotica, più comunemente nota come “Zanzara tigre”, si distingue abbastanza facilmente dalle zanzare indigene. L’adulto è nero con una caratteristica striscia bianca longitudinale sul dorso del torace. Altre scaglie bianche si trovano sulle zampe, riunite in forma di bande bianche. I tarsi delle zampe presentano bande bianche basali sui primi 4 segmenti mentre il 5° è interamente bianco e la tibia è uniformemente scura. Comunque sono abbastanza simili Aedes vittatus, che ha una vistosa banda bianca al centro della tibia posteriore, e Aedes caspius (presente nella Laguna di Venezia).

Provenienza e diffusione
È un dittero culicide originario dell’Asia sud-orientale, introdotto in Italia con il commercio di copertoni usati (importati dagli Stati Uniti), all’interno dei quali le femmine d1epongono le uova sfruttando le modeste raccolte d’acqua.
La prima segnalazione in Italia risale all’autunno del 1990, quando la presenza della Zanzara tigre fu riscontrata nel giardino di un asilo a Genova. Dapprima lentamente, poi sempre più velocemente, si è diffusa in Italia settentrionale e centrale ed è in via d’espansione in Italia meridionale ed isole. Nel Veneto la prima segnalazione è del 1991 (provincia di Padova).

Ecologia e biologia
Nel suo ambiente d’origine la Zanzara tigre vive nelle foreste, dove utilizza piccole raccolte di acqua nei cavi degli alberi. In Italia invece ha prima “colonizzato” l’ambiente suburbano e quindi quello urbano, sviluppandosi in raccolte d’acqua di modeste dimensioni (anche meno di 1 litro). Non sono mai state osservate larve in fossi, laghetti, paludi e canali, né in acque salmastre o salate.
L’uovo viene deposto sulle pareti di contenitori con acqua; la larva vive esclusivamente in acqua. Il ciclo completo, da uovo ad adulto, dura circa 10-15 giorni. La specie sverna come uovo (è in grado di sopportare basse temperature, a differenza dell’adulto). È solo la femmina che punge, perché necessita di proteine per poter maturare le uova: punge all’esterno, in pieno giorno, volando bassa a pochi centimetri dal suolo (punge soprattutto le gambe). Si sposta poco, al più un centinaio di metri da dove è nata, e la sua diffusione è quindi affidata al vento o, più spesso, all’uomo (trasporto passivo).
Aedes albopictus è così aggressivo nei confronti dell’uomo da costringere spesso le vittime a rifugiarsi al coperto (punge però anche al chiuso, specialmente nei piani più bassi delle abitazioni). Le punture provocano ponfi dolorosi, sovente edematosi o emorragici.
Aedes albopictus è considerato ottimo vettore di virus (in particolare Arbovirus) e nei paesi d’origine è implicato nella diffusione di diverse malattie come il Dengue (conosciuta anche come febbre “spacca ossa”). In Italia non risulta che la zanzara sia causa di malattie infettive nell’uomo. È comunque in grado di diffondere i principali agenti della filaria canina (trasmessa anche dalla zanzara comune).

Bibliografia
DALLA POZZA G., ROMI R., SEVERINI C., 1994. Source and spreading of Aedes albopictus in the Veneto Region, Italy. J. Am. Mosq. Control Assoc., 10: 589-592.
ROMI R., 1999. Aedes albopictus in Italia: implicazioni sanitarie a dieci anni dalla prima segnalazione. G. Ital. Med. Trop., 4: 69-73.
ROMI R., 2001. Aedes albopictus in Italia: un problema sottovalutato. Ann. Ist. Super. Sanità, 37 (2): 241-247.
ROMI R., MAJORI G., 1998. Commercio di copertoni usati e importazione di zanzare: un aggiornamento della distribuzione di Aedes albopictus e Aedes atropalpus in Italia. Notiz. Ist. Super. Sanità, 11 (6): 1-5.
SABATINI A., RAINERI V., TROVATO G., COLUZZI M., 1990. Aedes albopictus in Italia e possibile diffusione della specie nell’area mediterranea. Parassitologia, 32: 301-314.
SEVERINI F., TOMA L., DI LUCA M., ROMI R., 2004. Aedes albopictus (Skuse, 1894) a Roma: relazione tra fattori climatici e deposizione di uova diapausanti. In: 19. Convegno nazionale italiano di entomologia. Atti. Vol. II. Polaris, Sondrio: 1101-1106.

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